Chi sono

 

Noemi Alessi MusicArTerapeuta

Sono laureata con lode in Filosofia all’Università di Pisa con indirizzo antropologico e culturale, diploma e Master in MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi (metodo Stefania Guerra Lisi) Università di Roma Tor Vergata.

Sono iscritta all’AIMAT, Associazione Italiana MusicArTerapeuti* e frequento ogni anno le attività formative della Globalità dei Linguaggi, i convegni annuali e formazioni inerenti vari aspetti della mia attività: laboratori di teatro, musica, danza, psicoterapia relazionale, gestalt, bioenergetica, workshop di comunicazione empatica e non violenta.

Frequento attualmente la Scuola triennale di Counseling Relazionale e Comunicazione Empatica al CSB (Centro Studi Bhaktivedanta, PI)

Sono esperta in Gender Studies e questioni inerenti gli stereotipi di genere e l’educazione al superamento delle discriminazioni di ogni tipo:  educazione al rispetto dell’altro, all’ascolto, all’empatia, alla responsabilità e alla non violenza. In generale mi prodigo per il superamento di una visione predatoria della storia e della vita che separa gli umani da loro stessi, dagli animali e dall’ambiente.

 

Mi approccio quotidianamente e in modo umanistico-integrato e sistemico con quello che Freud, lo scopritore dell’inconscio, chiamava Il disagio della civiltà: persone di ogni tipo e provenienza, bambini e adulti, portatori di handicap* più o meno gravi. Oggi si parla molto di ‘disturbi’ o ancora (sic) di ‘malattie mentale’, sindromi di qualche ‘spettro’ e altre misteriose sigle (ADHD, BES, DSA) per definire, localizzare, misurare, connotare comportamenti e personalità che non si adeguano a quanto la società richiede.  Personalità NON conformi. Per la Globalità dei Linguaggi, e per me, sono semplice e sana Arte di vivere, originali espressioni di vita, le migliori per quella persona e in quel contesto.

Potremmo dire che c’è una vasta biodiversità umana da aiutare e far emergere in tutto suo splendore. E il mondo ne sarà arricchito.

Affronto queste situazioni con rispetto, ascolto, umiltà, grande fiducia nelle capacità di metamorfosi dell’umano che, attraverso il placet, il principio di piacere, il gioco, l’espressione creativa, l’immaginazione, è capace di attivare trasformazioni im-pre-viste, non viste prima, inaspettate da chi (operatori, insegnanti, genitori, psicologi, medici) ha perso le speranze, è rassegnato, non crede in questi potenziali umani, “non parla, non vede, non sente”, “no, lei non capisce”, “no, lui non riesce”, non per cattiveria o non professionalità, ma perché la società nella quale viviamo ci pretende tutti in uno stesso modo, ci pretende efficienti, prestanti, veloci, sani, giovani, perfetti. Se non corrispondi a quell’ideale dell’Io (che è appunto un ideale, un’astrazione) sei fuori gioco. Spesso non ci sono fornite le lenti per vedere che il gioco è lo stesso per tutti, nessuno escluso, e si fonda sulla re-lazione, sul legame, che è fondante della nostra natura di zoon politicon, dell’animale politico e sociale che è l’umano.

L’importanza della relazione 

Tutti i filosofi contemporanei sono concordi nel ritenere quella in cui viviamo una società narcisistica ed edonistica votata, come nel mito di Narciso, all’autodistruzione, nel vano tentativo di trovare piacere attraverso inesistenti riflessi dell’Io egoico. Perché al centro dell’Io svuotato dell’altro, l’Io che non ha un dativo, che non si rivolge all’altro con apertura, slancio, amore, ma si riferisce solo a se stesso, alle proiezioni dell’inconscio, rimane solo il vuoto, il nulla (nihil), un pozzo di disperazione e solitudine. Questo è il pericolo non da poco sul quale siamo chiamati a impegnarci. 

E allora? Che fare? Come prendersi cura? Come uscire dal labirinto?

Tornare a curare l’Anima.

Questa attività è preclusa agli psicologi e psicoterapeuti perché si ritiene che essi debbano essere ‘scientifici’. Peccato che già nella dicitura della loro professione (Psyché in greco era appunto anima, soffio vitale) vivono l’atroce contraddizione del loro tempo. Curare la psiche senza il corpo, senza il respiro, senza la voce, senza la musica, senza la danza, senza il cibo, senza i colori e le forme, senza bellezza, senza esperienze di relazione trasformativa e trascendente, è come pretendere di amare qualcuno per corrispondenza. Infatti alcuni di questi professionisti corre ai ripari tentando di introdurre discipline orientali come la concentrazione profonda, il respiro e la meditazione chiamandola MINDFULLNESS e riducendone barbaramente la loro effettiva portata. La meditazione pret a porter, facile e senza fatica come tutto quello che si vende bene oggi. Peccato che rimanga tutto in superficie, che siano esperienze benefiche ma dalla breve durata.

Ci vogliono fatica, impegno, dedizione, disciplina, costanza, capacità e conoscenze: ho imparato ad ascoltare ed osservare di lato, dall’angolo, dal basso e dall’alto, da più punti di osservazione per trovare uno sguardo il più possibile multiplo e avvolgente. Eccentrico, fuori dal centro e dallo specchio narcisistico della prestazione, del prodotto finale,  dando valore al percorso, alla strada fatta e a quella da fare, al processo di coscientizzazione delle emozioni, dei sentimenti. Nel rispetto dell’altro, dei suoi gusti, delle sue possibilità, dei suoi colori.

Il nocciolo per la GdL sta nel possedere emozioni e non esserne posseduti, inserire coscienza la dove c’è paura, rigidità, difesa, ri-conoscere, decodificare, leggere i segni che provengono da dentro e si manifestano nel corpo, con il corpo, nei suoi multipli linguaggi non verbali. Attraverso esperienze personalizzate trasformare, raffinare, sublimare energie

Conoscenze di semiotica, lettura dei segni, dei simboli, delle tracce che il corpo umano invia e lascia continuamente e ne rimane tracciato, accompagnano il lavoro di decodifica dei linguaggi. Il fine dell’umano in quanto essere dotato di libertà è diventare Soggetto non assoggettato. ‘Soggetti di’ e non ‘soggetti a’. Attivi e coscienti e non passivi e soggiogati dalla potenza delle forze inconsce.

Incontrare la Globalità dei Linguaggi, che si può definire una vera e propria ‘comunità scientifica’, conoscere Stefania Guerra Lisi e Gino Stefani, ha aperto, in continuità con le realizzazioni e ricerche precedenti, una nuova fase della mia vita e inaugurato un modo più pratico, disciplinato e artistico al tempo stesso, di approcciarmi alle cose.  Sarò loro eternamente grata.

 

Le attività di MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi all’Elba

  • singolarmente, con bambini che richiedono possibilità espressive altre e diverse da quelle che fornisce la scuola o una psicoterapia incentrata sulla verbalizzazione. Uso strumenti musicali, ritmo, espressione corporea, danza, s-drammatizzazione, vocalizzazione, fonazione e uso creativo della voce e del linguaggio.
  • in gruppo di bambini e ragazzi nelle classi di ogni ordine e grado, su progetto come esperta esterna o in gruppi autorganizzati privatamente.
  • con adulti in gruppo, che vogliano sperimentare un percorso di ricerca personale, evoluzione e benessere, che arricchisce e diverte
  • al Centro Casa del Duca siamo al terzo anno di laboratori di MusicArTerapia con la GDL
  • faccio parte della associazione inPerfomat Isola d’Elba

Con la Globalità dei Linguaggi si possono prevenire e trasformare molte problematiche comuni oggi denominate disturbi (d’ansia, della personalità, dell’alimentazione, attacchi di panico, fobie, disturbi ossessivo compulsivi, ecc…).

L’ideale è l’integrazione nel gruppo-grembo dei soggetti, sia che abbiano uno svantaggio evidente, sia che semplicemente stiano attraversando un momento di passaggio della loro vita (separazioni, lutti, coming out, adolescenza, senilità…), facilitarne la crescita, lo sviluppo dell’avviluppo direbbe Stefania Guerra Lisi, attraverso la valorizzazione e lo stimolo alla trasformazione che possiamo chiamare ‘alchemica’.

L’Alchimia non è magia, qualcosa di vago e irrazionale, ma lo stato naturale della materia e dell’energia su questo pianeta, stato riscontrabile e leggibile anche nelle cose umane, nei corpi come nelle emozioni, nei sentimenti, nei modi in cui ogni singolo individuo, bambino o adulto, trova la sua Arte di Vivere.

I bambini, i folli e gli artisti sono facilitati in questa possibilità di trasformazione, perché più creativi e meno rigidi nella struttura della personalità (Ego), più coraggiosi e disponibili ad esplorare l’ignoto con tutti i mezzi, fantastici o realistici che siano.

 

 

 

*Forse non sai che Handicap è una parola nata nell’ambito delle corse dei cavalli, in Inghilterra. Il riferimento era a mettere la ‘mano nel cappello’ per puntare la scommessa sul cavallo favorito in assoluto, superiore a tutti gli altri, ma a cui era stato messo un peso maggiore, un ostacolo o veniva fatto partire dopo. Gli altri partecipanti altrimenti non avrebbero avuto chance.

E’ una parola che nonostante sia ‘passata di moda’ la Globalità dei Linguaggi continua ad usare e preferire a disabile o diversamente abile.

Perché?

handicap, pone l’attenzione sulla responsabilità sociale di rimuovere gli ostacoli che impediscono l’integrazione. Ci piace

Usate variamente, disabile e diversamente abile, pongono l’accento sulle abilità che non sono adeguate e funzionali ad un certo ambiente sociale, al contesto.

Di fatto si presta attenzione alla adeguatezza del soggetto e non al fatto che è l’ambiente che può, e dovrebbe, adeguarsi al soggetto, alle sue caratteristiche e ai suoi bisogni e espressivi.

Scriverò presto un articolo su questo argomento.

*AIMAT, tessera n.041, professione svolta secondo le indicazioni e le prescrizioni della legge