Autismo, contatto, comunicazione

copertina-nemiAutismo: patologia, problema sociale o strategia di sopravvivenza? questo era il titolo del convegno della Globalità dei linguaggi, Riccione 2004.

Ho incontrato molte persone autistiche negli ultimi anni della mia vita, molte delle loro famiglie, genitori, fratelli e sorelle. Sono sempre stati incontri magici per intensità e colori espressivi. Al di là di ogni aspettativa.

All’Università della famiglia (full-immersion estivo per noi MusicArTerapeuti nella GdL e per molte famiglie di persone autistiche) ho visto attuarsi cambiamenti che, se non fossero ripetuti, immancabilmente, in modi ogni volta diversi, ma con delle attivazioni appropriate, avrebbero del miracoloso. Non sono miracoli è la realtà.

Ragazzi e ragazze, bambini, adulti, che non osavano ‘attraversare la soglia’, mescolarsi con gli altri nel gruppo, che non ti guardavano mai in faccia, evitavano lo sguardo, il contatto. Ho visto trovare per tutti una via preferenziale di espressione, di comunic-azione, di con-tatto. Ho visto trovare la via per la metamorfosi espressiva, l’uscita dal bozzolo e dalla chiusura. E’ stato ed è straordinario assistervi ed essere partecipe a questo tipo di eventi.

Durante i convegni annuali, sempre più spesso, persone autistiche trovano la possibilità di esprimersi attraverso poesie (scritte in scrittura facilitata con la tastiera) o durante altre esperienze psico-fisiche e artistiche collettive riescono a partecipare con piacere, accolti nella loro stra-ordinarietà.

Riporto in breve qualche considerazione di Stefania Guerra Lisi in proposito (Convegno GdL 2009)

“L’Autismo, che vediamo come un ‘disagio della nostra civiltà’, resta a tutt’oggi un enigma. Le scienze mediche hanno proposto e poi abbandonato, nell’arco di qualche decennio, successive e disparate spiegazioni, che non sembrano costruire un percorso progressivo di chiarezze; oggi il campo è conteso anche tra chi propone origini genetiche e chi tenta la via delle disfunzioni del metabolismo. E le famiglie pagano a caro prezzo, e spesso senza risultati, le varie sperimentazioni.

(…) Tante esperienze e ricerche su casi con diagnosi di autismo in contesti scolastici, sociosanitari e familiari ci portano a concludere che le capacità intellettive e comunicative di tante persone pre-giudicate ‘incapaci di intendere e di volere’ sono non di rado superiori a quanto il loro ambiente è in grado di percepire e di credere. e che appunto questa superiorità può rendere difficile e a volte impossibile la comunicazione.

In realtà nei linguaggi, verbali e non verbali, delle persone autistiche si rivela una profonda e sottile qualità simbolica e metaforica, che a volte sfocia in attività artistiche. Attivare con i mezzi più vari le loro possibilità espressive, e dar senso con adeguate chiavi di lettura ai loro comportamenti considerati insensati e quindi cancellati, permette di reinnescare una comunicazione: la quale richiede però, necessariamente, una società in ascolto>

Guerra Lisi, Convegno di Riccione 2004

Si veda anche la raccolta di interventi pubblicati nella collana ‘Pedagogia ed educazione speciale’, Guerra Lisi-Stefani, Contatto Comunicazione Autismo, Franco Angeli editore, 2005